EROS MARIANI, LA SCULTURA: FERRO, FUOCO E LEGGEREZZA.

Due figure umane, una lei e un lui, leggere, aggraziate, sonuose, slanciate ritratte nel momento di massima tensione poco prima che scappino via, balzano agli occhi dietro una delle vetrine di Atrebates, la Galleria d'Arte di Dozza. Sono due sculture dell'artista Eros Mariani (che vive e lavora a Osteria Grande, paesone lungo la via Emilia, tra Castel San Pietro Terme e Ozzano dell'Emilia). Lavora in un'officina, Eros Mariani, piegando il ferro alla propria volontà, proprio come un fabbro, ma anziché costruire inferriate e serrature, plasma la materia fino ad ottenere figure stilizzate. Da un materiale pesante, Mariani ricava figure leggere, esili, allungate, sempre protese verso l'alto. Il ferro è la sua seconda natura e lui lo forgia modellandolo a colpi di martello, mentre con l'altra mano brandisce la fiamma ossidrica per infuocare il metallo e renderlo docile al suo volere. Le sue donne, in particolare, sono piene di sensualità e si fanno notare per la gestualità, le mani affusolate, i corpi sinuosamente forgiati. Mariani ha iniziato a esporre nel 1980 e da lì è "partito" per tutto il mondo, continuando ad esporre vicino a casa.

Angela Marcheselli

La critica del resto si è già espressa più volte sul lavoro dell'artista Eros Mariani. "Il suo ferro - spiegano sempre gli organizzatori della mostra - eleva nello spazio le tensioni immanenti di figure umane tese ad un dialogo interiore con la propria essenza, o con le vibrazioni di un alter ego che diviene maschera esteriore di intime conoscenze. I ricordi di vita scolpiti nella mente rappresentano sofferti campi d'indagine di un percorso esplorativo della personale identità che si riflette in una sublimazione d'amore".

Andrea Montenori

FERRO, AMORE E FANTASIA  "L'arte è soltanto istinto erotico sublimato. Freud"

Modellare il ferro è una gara dura. Si tratta di torcere, ritorcere, saldare e battere a caldo un materiale diverso da ogni altro: diverso dal bronzo e tanto più dal marmo, diverso dal legno e da che altro sia. È una tecnica difficile, scomoda e faticosa, dove protagonista è il ferro, antagonista il fuoco col suo potere magico di piegare sull’incudine, sotto i colpi del maglio, il metallo rovente, fino a configurare - miracolo di grazia — la vitalità dell’immagine. È un lavoro rude che richiede, oltre al vigore fisico, una provata esperienza e, soprattutto, una rara facoltà di intuizione e immediatezza. Ne sa qualcosa Eros Mariani, un vero homo faber che sente nel ferro la sua seconda natura.
L’officina di Mercatale, alle prime pendici dell’Appennino bolognese sulla via di Monterenzio, risuona e rimbomba ogni giorno sotto i colpi cadenzati del martello dell’artista che va modellando le sue infuocate figure con infiammante partecipazione. Mariani sa di andare ripetendo un gesto che fin dai primordi gli uomini compivano forgiando i primi strumenti di lavoro e le prime armi rudimentali. Come l’argilla modellata e cotta, il ferro accompagna dalla preistoria la nostra vita, da quando l’homo sapiens cominciò a scaldare e a battere il ferro meteoritico, forse cinque o sei millenni fa. Da allora a oggi qualcosa è cambiato, ovviamente. La moderna tecnologia siderurgica ha subissato la civiltà della ciminiera facendo scomparire magli e incudini, sostituiti da presse e laminatoi automatici; la saldatrice elettrica ha soppiantato la saldatura autogena; la stessa fiamma ossidrica sarà prima o poi sostituita dal raggio laser, mentre avanzano su tutto il fronte i mezzi elettronici computerizzati. Sì, qualcosa è cambiato nella siderurgia, ma non per l'artista del ferro che ancora lo batte col martello dopo averlo reso rovente sul fuoco.
A Mariani bastano le lamine e la fiamma. Non più il "fuoco bello e giocondo e robusto e forte" della tradizionale fucina, bensì la fiamma ossidrica che lo scultore regge con un braccio mentre con l’altro vibra forte o men forte i sonanti colpi del maglio. Con tali strumenti, cui aggiunge cuore e fantasia, Mariani va cofigurando il suo mondo popolato di creature longilinee di taglia giacomettiana e sapore impressionista. Son figure sottili, sdutte, serpentine, perfidamente sensuali, colte nel gesto rituale della danza: le sfuggenti Serpentinentãnzerin che Praz scorgeva attorcigliate fra i fregi di una certa Art-Nouveau.
Accanto alla solitaria figura muliebre, abbandonata nelle movenze della danza o nella offerta delle proprie gioie, si alternano le coppie degli amanti in acrobatici amplessi. I corpi sono talvolta attorcigliati come serpenti, senza riuscire a distinguere le membra dell’uno da quelle dell’altro. Quando poi il sex-appeal prende il sopravvento, la fantasia dell’artista si scatena per farsi più scomposta e tradire anatomie fin troppo decifrabili. "In principio era il Sesso — asserisce Stanislav Przybyszewski, amico di Nietzsche — nulla all’infuori di lui: tutto era lui".
A questi "vertici" l’artista, a mio parere, non si riscatta. La sua più vera temperie la raggiunge quando elabora le proprie impressioni soggettive per scoprirvi un significato oggettivo generale ed esprimerlo in forma che conta, la Gestaltqualitaten. Le opere durano solo per la bellezza della loro forma, non per le nozioni che trasmettono. É pur vero che l’eros è sotteso alla base di tutte le cose, per cui anche l’arte ne risulta impregnata, tanto da indurre Freud a formulare quel pensierino che abbiamo posto in testa al capitolo. Ma sublimato, Mariani, sublimato. Ci è dato, attraverso l’eros, di scoprire e scuotere la parte migliore di noi che ci onora e ci salva, rivelandosi nell’amore, inteso come il più alto canto che dalla terra si eleva al cielo.
Lo scontro fra la molteplicità di tali sentimenti e la durezza poco malleabile del ferro non ha impedito all’artista di formulare — fra contraddizioni e ambiguità, cadute e riscatti — un suo personale linguaggio artistico, nutrito di idee e di un estro inventivo che bene si accompagna a una vitalità prorompente. Nel mondo di Mariani non c’è spazio per teorie vecchie o nuove: per lui verdeggia solo, nel bene e nel male, l’albero dorato della vita.

Giorgio Ruggeri

Le sculture in ferro dell'artista bolognese Eros Mariani elevano nello spazio le tensioni immanenti di figure umane tese ad un dialogo interiore con la propria essenza o con le vibrazioni di un alter ego che diviene maschera esteriore di intima conoscenza. I ricordi di vita scolpiti nella mente rappresentano sofferti campi di indagine in un percorso esplorativo della personale identità che si riflette in una sublimazione d'amore. Ecco allora librarsi in una distensione aerea due figure avvinte da un sentimento di fremente fusione o da un'estasi di libertà in volo. Ecco ancora dispiegarsi il fascino di una ampia conoscenza di sé sui tratti di un viso dai differenti caratteri somatici o nella purezza di pulsioni primigenie. Ne scaturisce un lievitante inno alla comunione universale di interiori emozioni che affratella ogni essere nel faticoso divenire esistenziale. Nelle figure tridimensionali di Mariani fermenta poesia d'armonia.

Enzo Dall'Ara

L'amore che lo vede fortemente legato alla ricerca archeologica e al desiderio di apprendere, scoprire, ritrovare e rivivere i tempi ormai lontani, hanno fatto di Eros Mariani un sapiente osservatore e conoscitore dell'essere umano, che a rigore diventa il soggetto delle sue sculture. La donna è la materia che più attrae Eros, presentando una serie di maestose donne dai tipici tratti africani che si pongono all'attenzione degli osservatori per la morbida gestualità e l'eleganza delle mani filiformi, mentre i loro corpi vengono fusi con i tessuti e i pizzi che le coprono dal colore quasi trasudato delle membra.
Sospinto dal desiderio di interpretare l'uomo e la sua forma, ha realizzato una serie di farfalle umane, una simbiosi fra la leggerezza e la fluidità del volo e la morbidezza e la plasticità del corpo di donna. Teste deformate, maternità androgene, la ricerca dell'espressività del concetto evolutivo del genere umano non si sono ancora arrestati, spingendo lo scultore bolognese ad interpretare la tematica che più di tutte oggigiorno risulta attuale, sia nella vita e di riflesso anche nell'arte, la confusione fisiologica-ideologica fra uomo e donna, che arriva al suo culmine nella figura e della vita ermafrodita
Proprio l'ultima produzione di Eros sviluppa questo tema, presentando una serie di busti dai chiari connotati ermafroditi, quasi a voler sottolineare come in realtà sia l'uomo che la donna non siano altro che la stessa cosa, che a volte vede il sopravvento dell'uno e a volte quello dell'altra, ma in certi casi si può verificare una situazione di coesistenza.
Forse la mancanza di identità e di certezza, la ricerca di un punto di riferimento, sono l'elemento di partenza, il soggetto della riflessione dello scultore Eros Mariani, che alla luce dei timori odierni reinterpreta il concetto ideativo-concettuale-costruttivo delle sue sculture.

Michele Casadio Jr.

Durante il Medioevo un papa pisano emanò una bolla in cui si chiedeva ai fabbri di astenersi dalle pratiche magiche. Non stupisce che questo sia accaduto pensando alla figura del fabbro dell’epoca, che con semplici strumenti e con il fuoco era in grado di forgiare e plasmare il ferro per ottenerne poi la forma desiderata.
A Settefonti, nelle prime colline appenniniche, lo scultore Eros Mariani nella sua officina-laboratorio, come Vulcano nel suo antro, lavora il ferro. Quel ferro che, da materia fredda, pesante, inerme, priva di attrattiva, diventa una figura umana, leggera, aggraziata, sinuosa, slanciata, ritratta nel momento di massima tensione poco prima che scappi via. Il soggetto delle sue sculture è l’essere umano, la figura femminile in particolare: la donna dai tratti somatici africani, la donna dalle movenze feline, la donna farfalla, la donna cigno. Unione di umano e animale che richiama un’idea primordiale, istintiva e primitiva che bene si accompagna con la carica, più o meno esplicita, di erotismo che attraversa gran parte della sua produzione artistica. L’originalità delle forme si riscontra anche in un’opera di carattere sacro che rappresenta Gesù Cristo, seduto, con le braccia aperte installata all’aperto nel sagrato della chiesa di Mercatale, paese in cui vive lo scultore di origine ravennate.
Dopo un avvicinamento all’arte attraverso il mezzo pittorico, è con la scultura, con la tridimensionalità che Mariani si esprime al meglio. Anche se parte della sua produzione su tela ha fatto della terza dimensione la caratteristica principale: un collage tra pittura e materiali, rigorosamente riciclati, per riflessioni ecologiche sulla realtà ambientale che stiamo vivendo.
Il primordiale e le origini sono una costante nella vita e nell’arte di Mariani; oltre a lavorare il ferro, come hanno fatto per millenni gli uomini preistorici, gli interessi dello scultore sono rivolti alle origini del territorio in cui vive, partecipando attivamente alle iniziative del gruppo archeologico che opera ad Ozzano dell'Emilia.

Elisabetta Burino

... Errante come le sue figure ed i personaggi a lui più cari, Eros si presenta all’appuntamento con il pubblico ravennate ricco di nuove e stimolanti esperienze, che si sono materializzate ed affinate nelle sue ultime creazioni.
I suoi simulacri, tipici di una vita senza schemi di imposizioni stilistiche, si snodano attraverso un continuo evolversi di nuovi elementi, affiancati al ripetersi delle sensazioni “base” della sua arte. In quel vociare senza confini che è l’attuale mondo dell’arte, di fronte alle sue sculture ci appare una momentanea quiete, un istante di riflessione e di meditazione che ci accoglie nell’astratta atemporalità dell’opera.
Bambini-uomini, donne-figlie-madri, il tutto legato ed unito dall’unico desiderio della “creazione” nella sua più alta accezione. Un’opera che si sdoppia e si divide rimanendo sempre legata all’embrione creativo, mentre le figure danzanti assumono l’aspetto di esseri alati. Dolci e forti, impalpabili come il sussulto del respiro, le sculture di Mariani si condensano negli sguardi che si scambiano gli appartenenti alla stessa “razza” artistica. Cade nel vuoto il pensiero di chi si avvicina alla scultura di Eros, mentre riaffiorano in noi sogni e istinti di una vita, mai così liberi.
Non solo sculture, ma anche quadri-scultura che raccontano più da vicino la nostra realtà, la storia di un mondo che si evolve ma che non manca mai di ripetere i soliti errori, disperdendo indelebili segni del suo passaggio e dei suoi tempi. E’ proprio per questo che i quadri di Eros raccontano il consumismo caotico nel quale tutti ci troviamo, chi più chi meno, a nostro agio, anche se succubi di una realtà che ci pare sempre più lontana e distante, e per questo immutabile o immodificabile.
Un collage di materiali di recupero si mischia con il colore, che nasconde e uniforma il tutto in panorami che da lontano possono apparire immodificati, ma che vicino svelano la loro triste realtà.
Un artista che ha fatto di forti ideali personali anche la bandiera della propria arte, cercando anche di sottolineare con arguta ironia le contraddizioni della vita.

Michele Casadio Jr

   Hanno scritto di lui:   

Giacinta Braghini, critico d'arte
Emilio Contini, Direttore Accademia delle Belle Arti di Bologna
Giorgio Ruggeri, critico d'arte
Cesare Bianchi, giornalista
Giovanna Gatta, giornalista
Luciano Bertacchini, critico d'arte
Catullo Naddi, gallerista
Giovanna Pascoli Piccinini, critico d'arte
Oscar Tugnoli, pittore
Mauro Donini, poeta
Klaudius Wintz, critico d'arte
Odette Gelosi, critico d'arte
Gaetano Grifo, scrittore e critico d'arte

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